La perdita di un parente a cui si è molto legati è un evento luttuoso che porta molto spesso a un danno esistenziale profondo. Lo shock ha ripercussioni nella vita quotidiana dei superstiti e può trasformare stile di vita e consolidate abitudini sociali.

Quando la morte del parente è causata da un altrui illecito, come ad esempio un sinistro stradale o un infortunio sul lavoro, è possibile richiedere un risarcimento da parte di chi subisce questa dolorosa perdita. La legge ha infatti elaborato la figura del “danno da perdita del rapporto parentale”, che rientra tra i danni non patrimoniali previsti dall’art. 2059 del Codice Civile.

Il danno da perdita parentale consiste in pratica nella definitiva “perdita del godimento del congiunto” e con questa di tutti quei rapporti di affetto, condivisione e solidarietà che esistevano tra il deceduto e chi è ancora in vita, alterando di fatto il sistema di relazioni di quest’ultimo.

CHI PUÒ CHIEDERE UN RISARCIMENTO PER DANNO PARENTALE?

Il fondamento giuridico del danno da perdita parentale affonda le sue radici negli articoli 2, 29 e 30 della nostra Costituzione, che riconoscono la famiglia quale istituto fondamentale di formazione sociale.

In un primo tempo, il danno da perdita parentale poteva essere richiesto solamente dai membri della famiglia nucleare, ossia il coniuge e i figli. Più di recente, invece, il diritto al risarcimento è stato esteso anche a soggetti al di fuori del nucleo familiare in senso stretto, ma la cui “presenza affettiva” si può considerare – e dimostrare – come particolarmente rilevante. Pensiamo ad esempio allo stretto legame che può unire un nonno e un nipote, anche se non vivono nella stessa casa. La morte – provocata da un illecito – di uno dei due può essere oggetto di risarcimento.

DA COSA DIPENDE L’ENTITÀ DEL RISARCIMENTO?

In generale, in caso di perdita di un congiunto a seguito di un reato, i suoi parenti hanno diritto al risarcimento dei danni patrimoniali e anche di quelli non patrimoniali: il danno morale, il danno biologico e, appunto, il danno da perdita del rapporto parentale.

Il risarcimento del danno da perdita del rapporto parentale è calcolato tenendo in considerazione diversi fattori, tra i quali le età della vittima e del parente, l’eventuale convivenza della vittima con il congiunto, l’esistenza in vita di altri familiari dello stesso grado di parentela della vittima. In concreto, per la liquidazione del danno occorre valutare “l’intensità del vincolo familiare”, che deve essere adeguatamente documentata dai richiedenti.

L’entità del risarcimento è prevista sì da apposite tabelle, che includono un importo minimo e uno massimo per la liquidazione del danno non patrimoniale, ma oltre questa forbice si aggiungono ulteriori voci di danno che dipendono da varie circostanze personali, per cui è fondamentale affidarsi a uno Studio esperto che possa guidare i parenti in questo importante percorso.

Lo Studio Alis, pertanto, oltre ad anticipare tutte le spese di queste tristi circostanze (vedi spese funerarie e/o notarili), affianca i propri assistiti al fine di ottenere il risarcimento completo.

C’è inoltre da ricordare che il danno da perdita del rapporto parentale non è riconosciuto in modo automatico: il danneggiato deve riuscire a dimostrare l’esistenza dei rapporti affettivi e sociali che intercorrevano con il deceduto.

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