Il 4 settembre 2023 il Tribunale Amministrativo Regionale delle Marche, seconda sezione, ha emesso una sentenza di grande importanza, la n. 538/23. La decisione riguarda il ricorso presentato da un automobilista coinvolto in un sinistro stradale. Come spesso accade in caso di incidenti, l’automobilista ha chiesto all'Amministrazione comunale di Fano di fornire le immagini catturate dalle telecamere posizionate strategicamente sulle strade, utilizzate dalla polizia locale per la ricostruzione dell’evento.
La sentenza rappresenta un punto di riferimento significativo in merito a tali richieste e al diritto di accesso alle registrazioni della videosorveglianza.
LA RISPOSTA DELL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE
La richiesta è stata respinta in conformità al “Regolamento Comunale per la Videosorveglianza”, adottato con delibera del Consiglio comunale n. 110 del 24 giugno 2015. Secondo tale regolamento, le finalità delle registrazioni delle telecamere si limitano alla sicurezza urbana e al controllo dei luoghi in cui si verifica il deposito illegittimo di rifiuti.
Inoltre, sempre in base allo stesso regolamento, per le altre immagini o filmati acquisiti dalla Polizia Municipale e utilizzati per ragioni di sicurezza urbana e connessi a fini giudiziari, l’interessato avrebbe potuto ottenere l’estrazione dei dati che lo riguardavano solo con l’autorizzazione dell’Autorità Giudiziaria competente, a condizione che tali dati fossero ancora disponibili.
Il richiedente ha presentato ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale (Tar), sottolineando la sua legittimazione e l’interesse all’accesso richiesto. Egli ha contestato la decisione per presunta violazione degli articoli 22 e seguenti della Legge 241/1990 e del regolamento dell’Unione Europea n. 679/2016, nonché l’eccesso di potere dovuto a travisamento dei fatti, manifesta illogicità e irragionevolezza, oltre a difetto di motivazione. Il Tar delle Marche ha accolto il ricorso, ritenendolo fondato.
I FILMATI DELLE TELECAMERE SONO CONSIDERATI “DOCUMENTI AMMINISTRATIVI”
Inizialmente, il Giudice amministrativo ha evidenziato nel suo pronunciamento che le immagini registrate e conservate nei sistemi di videosorveglianza urbana rientrano nella definizione di documento amministrativo ai fini del diritto di accesso.
Il Collegio ha successivamente ricordato che questa nozione di documento amministrativo, il quale è suscettibile di essere richiesto tramite istanza di accesso, è ampia e può comprendere ogni atto detenuto dalla pubblica amministrazione o da un soggetto, anche privato, equiparato ad essa ai fini della specifica normativa sull’accesso agli atti. Tale documento non deve essere necessariamente formato solo da un’istituzione pubblica, ma può anche essere prodotto da soggetti privati, a condizione che il documento riguardi un’attività di pubblico interesse o sia utilizzato, detenuto o collegato in modo significativo allo svolgimento dell’attività amministrativa per il perseguimento di finalità di interesse generale.
Il Tar ha precisato, inoltre, che questo diritto di accesso non può essere limitato o impedito da un regolamento comunale, poiché la fonte di tale diritto emana dalla Legge, la quale ha una gerarchia superiore rispetto ai pareri interni dell’ente locale e ai regolamenti locali.
LA PRIVACY DEI SOGGETTI ESTRANEI ALLE RIPRESE DELLE TELECAMERE
Secondo il Tribunale amministrativo il diritto alla riservatezza dei soggetti estranei alla situazione, ripresi nelle immagini delle telecamere alle quali si richiede l’accesso (nel caso specifico di un incidente stradale), e quindi presenti nel materiale oggetto di accesso, deve essere sempre garantito. In questo contesto, la polizia locale deve adottare regole e/o protocolli per oscurare le persone estranee riprese dalle videocamere prima di fornire una copia agli interessati. Questa misura mira a conciliare la funzione difensiva del diritto di accesso con il rispetto della privacy di terzi coinvolti nelle registrazioni.
Con tali limitazioni, il ricorso è stato accolto dal giudice amministrativo delle Marche. Questi ha ordinato al comune di Fano di fornire al ricorrente, attraverso il responsabile del settore polizia locale, solo le immagini sopra specificate e con le dovute precauzioni, entro un termine di 30 giorni dalla comunicazione o dalla notifica di parte. Inoltre, l’Amministrazione comunale è stata condannata a rimborsare al ricorrente le spese legali.
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